• 11 Novembre - Commento al Vangelo

    vedova"In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.", l'elogio del Maestro alla vedova che mette "nel tesoro del tempio due spiccioli e superò i doni di tutti i ricchi...perché nessun gesto di bontà è privo di senso davanti a Dio" (San Leone Magno), conclude il Vangelo di questa XXXII domenica; brano che possiamo dividere in due parti: quella iniziale, con il monito del Signore verso quegli scribi "che amano passeggiare in lunghe vesti...avere i primi posti nei banchetti", descrizione di "come non devono essere i seguaci di Cristo; l'altra in cui viene proposto un ideale esemplare di cristiano" (Papa Francesco), con l'umiltà di una vedova, che ricorda quella di Sarepta, che nonostante la drammatica situazione in cui viveva, si fida della parola di Elia e usa quel "pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio”, per preparare la focaccia al profeta, "gesto di amore e di carità sincera nei confronti dell'uomo di Dio che...assicura a quella casa il cibo non solo per pochi giorni, ma per sempre." (P. A. Rungi) Queste due vedove sono l'esempio di come si vive la fede, "atteggiamento interiore di chi fonda la propria vita su Dio, sulla sua Parola, e confida totalmente in Lui" (Benedetto XVI), e di come sia importante donare con gioia, vivendo "l'amore che sa rinunciare anche a ciò che è necessario" (E. Bianchi), come ha fatto Cristo che "dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta...a coloro che l'aspettano per la loro salvezza." (Ebrei). Troviamo anche nei santi: la vita di Sant'Annibale è piena di episodi in cui l'uomo si fida di Dio  e della sua Provvidenza e viene ricompensato col centuplo. Chiediamo al Signore, come dono dell'Eucaristia, il cuore di queste vedove per vincere la bramosia dei "primi posti, prestigio e fama, con la generosità senza misura e senza calcolo, dalla audacia nel dare...perché il Vangelo torni a trasmettere il suo senso di gioia e il suo respiro di liberazione." (E. Ronchi) La Vergine Santissima apra il nostro cuore ai poveri, "i punti di entrata attraverso i quali lo Spirito di Dio, irrompe in tutte le realtà umane e le ricrea" (Don Tonino Bello), come veri discepoli del Figlio e testimoniare ai fratelli che "Dio non ha bisogno di quello che abbiamo, ma di quello che siamo nella nostra realtà e sincerità." (S. Cipriani) Amen. Santa domenica, Dio ci benedica.

  • Domenica delle Palme 2020 - Commento alla Liturgia della Parola

    domenica delle palme“La folla…gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore... Essi allora gridavano più forte: Sia crocifisso!”, la Liturgia della domenica delle Palme, con cui diamo inizio ai riti della settimana santa, svela un duplice mistero, “le acclamazioni dell’ingresso in Gerusalemme e l’umiliazione di Gesù. Le grida festose e l’accanimento feroce” (Papa Francesco), nei confronti di Colui che “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso…” (San Paolo), per realizzare la profezia di Isaia, sul servo sofferente: “Ho presentato il mio dorso ai flagellatori…non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.” Ascoltando il lungo Vangelo della Passione, “decisa dagli uomini contro il volere di Dio, perché è il risultato del rifiuto della sua proposta di conversione…concretizzato nella condanna a morte di Gesù.” (Carla Sprinzeles), comprendiamo che il Signore continua “ad inquietare gli uomini, i quali rispondono o con il rifiuto preconcetto…o invece con l’adesione ardente di fede, che coinvolge e trasforma tutta la persona.” (San Paolo VI), perché nella sofferenza di Gesù vediamo “come in uno specchio le sofferenze dell'umanità nonché le nostre personali vicende” (San Giovanni Paolo II); soprattutto in questo tempo, impauriti e costretti a vivere i riti della settimana santa da casa, in comunione spirituale coi nostri Pastori, grazie ai social e ai mass-media, per l’epidemia che ha colpito quasi tutto il mondo. Avviciniamoci al Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia, col cuore libero dai macigni che impediscono di comprendere che "per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce" (Karl Rahner); come le donne presenti sul Calvario, osservavano da lontano, ma in quello sguardo “lucente d'amore e di lacrime, in quell'aggrapparsi con gli occhi alla croce, è nata la Chiesa. E rinasce ogni giorno in chi ha verso Cristo, ancora crocifisso nei suoi fratelli, lo stesso sguardo di amore e di dolore.” (E. Ronchi) A Te, Vergine Addolorata, affidiamo la nostra vita, aiutaci a portare le nostre croci, e “il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l'anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio.” (Don Tonino Bello) Amen. Santa Domenica delle Palme e buona settimana santa a tutti.

     

  • Se vuoi puoi guarirmi (commento al vangelo di Domenica 14 Febbraio)

    Se vuoi puoi guarirmi“Se vuoi, puoi purificarmi!”, dopo l’indemoniato della sinagoga e la suocera di Simone, è un lebbroso, costretto a vivere da emarginato con “vesti strappate e il capo scoperto…Sarà impuro finché durerà in lui il male e abiterà fuori dell’accampamento” (Levitico), che nonostante il carico di sofferenza e di solitudine sulle spalle e nel cuore, trasgredisce la legge e, in ginocchio, supplicava il Signore che “ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio, sii purificato!", abbattendo “ogni barriera tra Dio e l’impurità umana, tra il Sacro e il suo opposto…per dimostrare che l’amore di Dio è più forte di ogni male…perché Gesù si è fatto “lebbroso” perché noi fossimo purificati.” (Benedetto XVI) In punta di piedi avviciniamoci al Signore, presentandoci dai Sacerdoti come “lebbrosi nel cuore” e nel Sacramento della Riconciliazione “il Signore ripete anche a noi: Lo voglio, sii purificato! Quanta gioia c’è in questo! Così la lebbra del peccato scompare, ritorniamo a vivere con gioia la nostra relazione filiale con Dio e siamo riammessi pienamente nella comunità.” (Papa Francesco) Chiediamo al Maestro, presente nella Parola e nell’Eucaristia in questa VI domenica, un cuore docile per accogliere l’appello dell’Apostolo: “Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo”, di non essere “motivo di scandalo” per i fratelli e fare “tutto per la gloria di Dio” (San Paolo), affinché impariamo a “scorgere nel volto di chi soffre l’immagine di Cristo”, che ammonì severamente il lebbroso guarito affinché non divulgasse nulla perché “non vuole che lo acclamino per delle azioni prodigiose, e soprattutto vuole che il segreto riguardo alla sua identità di Messia sia svelato e proclamato quando sarà appeso alla croce.” (E. Bianchi) La Vergine Immacolata, ci aiuti a combattere con amore la fame, le discriminazioni razziali e religiose e ogni violenza contro la vita, “nuove lebbre di oggi”; ciò accadrà vivendo il Vangelo seriamente, che “ha dentro una potenza che cambia il mondo. E tutti quelli che l'hanno preso sul serio e hanno toccato i lebbrosi del loro tempo, testimoniano che fare questo porta con sé una grande felicità. Perché ti mette dalla parte giusta della vita. (E. Ronchi) Amen. Santa domenica.

  • XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. CHI NON PRENDE LA PROPRIA CROCE E NON MI SEGUE, NON È DEGNO DI ME.

    portare la croceLa liturgia della parola di questa XIII domenica del tempo ordinario è un insieme di appelli alla fede, alla speranza e alla carità, vissuta nel nome del Signore e testimonianza con una degna condotta di vita. Il vangelo di oggi, tratto da Matteo, è forse una delle pagine più belle scritte con la vita e con le parole dette da Gesù a noi. E' un appello a mettere al centro della vita, ciò che veramente conta ed ha valore infinito ed eterno. E quello che conta veramente in questa nostra esistenza terrena non è nulla di materiale, ma tutto quello che è espressione di amore verso il Signore. Neanche gli affetti più naturali, importanti indispensabili, come quelli verso un genitore o verso un figlio, contano di più. Ecco perché questa parola del Signore, non ammette compromessi e chiede radicalità nell'accoglienza e nella vita vissuta, fino alla fine: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà". Quante volte pensiamo in questa ottica umana e poi restiamo profondamente delusi. L'amore umano è sempre soggetto a fragilità, a debolezze e a stanchezze. L'amore del Signore e per il Signore è in eterno. E Gesù ce lo ricorda con parole pesanti nel vangelo di oggi: "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa". L'amore di Dio si concretizza con l'amore fatto di gesti semplici, anche di un bicchiere d'acqua, a chi ne ha bisogno. L'amore riempie, disseta, rigenera, ridà vita e speranza. E se l'amore è donato nel nome del Signore acquista un valore di eternità, che solo Dio potrà ricompensare nel modo adeguato.