• "Oggi sarai con me in paradiso" - Commento alla Parola di Dio del 24 Novembre 2019

    f2db9ab5 f92f 486c a5f8 9eb65bea2366“In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso.”, la promessa del Signore Crocifisso al ladrone, che “opera la correzione fraterna, rimproverando l’altro condannato; ammette il male che ha commesso, riconosce l’innocenza di Gesù e ne confessa la regalità” (E. Bianchi), conclude quest’anno liturgico in cui l’Evangelista Luca, ci ha fatto fare esperienza della misericordia del Padre. Questa solennità di Cristo Re, istituita da Pio XI nel 1925, presenta Colui che “è immagine del Dio invisibile…principio di quelli che risorgono dai morti.” (San Paolo), prefigurato da Davide, consacrato Re ad Ebron: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele.” (II Samuele), seduto sul trono della Croce e Signore di un Regno, che “da un lato è oggetto di scherno, mentre dall’altro diventa il contenuto di una professione di fede e di speranza.” (San Giovanni Paolo II) Cristo, “Re del nuovo mondo…segreto della storia…chiave dei nostri destini…ponte, fra la terra e il cielo” (Paolo VI), presente nella Parola e nell’Eucaristia, “che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore, liberaci dal potere delle tenebre” (colletta) e non renderci insensibili come “il popolo che stava a vedere mentre i capi ti deridevano” (cfr Vangelo), soprattutto quando, “di fronte alle circostanze della vita o alle nostre attese non realizzate, possiamo avere la tentazione di…non accettare fino in fondo lo scandalo del Tuo amore umile, che inquieta il nostro io…” (Papa Francesco) A Maria, Regina del cielo e della terra, che sotto la Croce, ha mantenuto salda la fede, pur contemplando nel “crocifisso la divinità sfigurata…” e ha unito “nel suo cuore questa ultima tessera del mosaico della vita del suo Figlio…ripetendo ancora una volta con lo stesso abbandono: Ecco la serva del Signore” (Papa Benedetto XVI) vogliamo affidare la regalità che abbiamo ricevuto nel Battesimo, nell’attesa di viverla al termine della nostra vita, quando con il salmista canteremo: “Andremo con gioia alla casa del Signore,” dove saremo accolti dalle braccia del re-crocifisso, spalancate “per tutti quelli che riconoscono Gesù come compagno d'amore e di pena, qualunque sia il loro passato: è questa la Buona Notizia di Gesù Cristo.” (E. Ronchi) Amen. Santa Solennità di Cristo Re.

  • 11 Novembre - Commento al Vangelo

    vedova"In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.", l'elogio del Maestro alla vedova che mette "nel tesoro del tempio due spiccioli e superò i doni di tutti i ricchi...perché nessun gesto di bontà è privo di senso davanti a Dio" (San Leone Magno), conclude il Vangelo di questa XXXII domenica; brano che possiamo dividere in due parti: quella iniziale, con il monito del Signore verso quegli scribi "che amano passeggiare in lunghe vesti...avere i primi posti nei banchetti", descrizione di "come non devono essere i seguaci di Cristo; l'altra in cui viene proposto un ideale esemplare di cristiano" (Papa Francesco), con l'umiltà di una vedova, che ricorda quella di Sarepta, che nonostante la drammatica situazione in cui viveva, si fida della parola di Elia e usa quel "pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio”, per preparare la focaccia al profeta, "gesto di amore e di carità sincera nei confronti dell'uomo di Dio che...assicura a quella casa il cibo non solo per pochi giorni, ma per sempre." (P. A. Rungi) Queste due vedove sono l'esempio di come si vive la fede, "atteggiamento interiore di chi fonda la propria vita su Dio, sulla sua Parola, e confida totalmente in Lui" (Benedetto XVI), e di come sia importante donare con gioia, vivendo "l'amore che sa rinunciare anche a ciò che è necessario" (E. Bianchi), come ha fatto Cristo che "dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta...a coloro che l'aspettano per la loro salvezza." (Ebrei). Troviamo anche nei santi: la vita di Sant'Annibale è piena di episodi in cui l'uomo si fida di Dio  e della sua Provvidenza e viene ricompensato col centuplo. Chiediamo al Signore, come dono dell'Eucaristia, il cuore di queste vedove per vincere la bramosia dei "primi posti, prestigio e fama, con la generosità senza misura e senza calcolo, dalla audacia nel dare...perché il Vangelo torni a trasmettere il suo senso di gioia e il suo respiro di liberazione." (E. Ronchi) La Vergine Santissima apra il nostro cuore ai poveri, "i punti di entrata attraverso i quali lo Spirito di Dio, irrompe in tutte le realtà umane e le ricrea" (Don Tonino Bello), come veri discepoli del Figlio e testimoniare ai fratelli che "Dio non ha bisogno di quello che abbiamo, ma di quello che siamo nella nostra realtà e sincerità." (S. Cipriani) Amen. Santa domenica, Dio ci benedica.

  • 19 Maggio - Commento alla Parola di Dio del giorno (V Domenica di Pasqua)

    benedizione“Benedirò il tuo nome per sempre, Signore” A volte il responsorio ci fa pregare come popolo di Dio che, nella sua totalità, si rivolge al Signore ad una sola voce; altre lo fa come assemblea liturgica che sta celebrando; in questo caso lo fa fare singolarmente a ciascuno col pronunciare un impegno personale: benedire il nome del Signore e farlo per sempre. Benedire, dire bene, presentare positivamente, avere in grande pregio, riconoscere il bene che ci proviene ed affermarlo pubblicamente senza riserve, questo l’impegno che ciascuno di noi assume col Signore con questo responsorio; non solo, ma anche di farlo per sempre e su quel “sempre” dobbiamo fermarci un attimo. Un “sempre” che si riferisca al vivere terreno è una ammissione di infedeltà alla Parola di Dio perché manifesta la nostra convinzione di racchiudere l’esistenza di ciascuno tra due date: quella della nascita e quella della morte. Un “sempre” che ci impegna ad essere tra coloro che cantano le lodi del Signore senza porre limiti temporali ci apre alla confessione della nostra fede nella vita eterna e ci proietta in una dimensione in cui il “sempre” assume il valore di un tempo infinito e senza interruzione, come è proprio per la liturgia celeste. Se poi, riflettiamo sul fatto che le nostre liturgie sono partecipazione alla eterna liturgia celeste, giungiamo anche a comprendere quanto sia importante viverle con una partecipazione attenta, raccolta, coinvolgente … siamo al cospetto dell’Altissimo, dialoghiamo con Lui, interagiamo con Lui … cosa vi può mai essere di così importante dal privarci della gioia di vivere appieno quei momenti?

  • 2 Dicembre 2018 - Prima domenica di Avvento: Commento alla Parola di Dio

    Prima domenica di Avvento 2018"Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria...Vegliate in ogni momento pregando...", il monito e l'invito di Cristo, il "germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra" (Geremia), diventino, all'alba di questo nuovo anno liturgico, "faro per la nostra vita cristiana", affinché il "Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore...irreprensibili nella santità." (San Paolo) Questo tempo di speranza e di attesa ci aiuti a riflettere e meditare, non solo "sulla prima venuta del Signore, quando egli entrò nel mondo per cercare e salvare ciò che era perduto, ma anche sulla seconda, quando ritornerà per unirci a sé per sempre." (San Bernardo) E' anche il messaggio dell'Avvento, "tempo per preparare i nostri cuori ad accogliere il Salvatore...che viene a fare dono della sua giustizia...ai tanti uomini e donne che hanno sete di rispetto, di giustizia e di equità." (Papa Francesco) Le parole del Maestro sugli ultimi tempi non vanno interpretate come vaticini di sventura, ma accolte come la realizzazione delle promesse, perché "questo mondo porta un altro mondo nel grembo...più buono e più giusto, dove Dio viene, vicino e caldo come il respiro, forte come il cuore, bello come il sogno più bello." (E. Ronchi) Il Signore, che "viene" in questa I domenica di Avvento, nella Parola e nell'Eucaristia, apra il nostro cuore perché "così si rinnova il senso gioioso dell’attesa. Diventa più impellente il bisogno della conversione. Ringiovanisce la speranza." (San Giovanni Paolo II) La Vergine Santissima, Donna dell'attesa, ci accompagni a vivere l'Avvento con fede, speranza e carità "per entrare veramente in questo tempo di grazia e accogliere, con gioia e responsabilità, la venuta di Dio nella nostra storia personale e sociale." (Benedetto XVI) Chiediamoci: "Noi cristiani attendiamo il Signore, sì o no? Desideriamo veramente incontrarlo? Dalla risposta a questi interrogativi nasce un comportamento quotidiano capace di rendere conto della speranza che ci abita." (E. Bianchi) Amen. Auguri per un avvento e un anno liturgico fruttuoso e pieno di amore per tutti. Dio ci benedica.

  • 21 Marzo - Vangelo del giorno: Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

    arte La resurrezione di LazzaroDal Vangelo secondo Luca: In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. Ma Abramo rispose: Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi. E quello replicò: Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui replicò: No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti». Parola del Signore Chiedi lo SCAPOLARE di Sant’Antonio di Padova fatto dai bambini dell'Antoniano Cristo Re con il brevetto  – la preghiera di liberazione dal male - di tradizione antoniana. Clicca qui http://cristore.rcj.org/richiesta-scapolare e lo spediremo a casa tua) . Per ascoltare il video della preghiera di consacrazione dei bambini a Sant'Antonio clicca qui https://www.youtube.com/watch?v=KQLFqmIDqJQ )

  • 27 Ottobre: Commento alla Parola di Dio della domenica

    domenica 27 ottobre…chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato.”, dopo averci fatto scoprire che il dono della fede ha nella preghiera incessante e perseverante il suo fondamento, il Signore in questa XXX domenica, con la parabola del fariseo e del pubblicano, raccontata “per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”, ci presenta due uomini diversi, non tanto per l’aspetto esteriore o il ceto sociale, quanto per il loro cuore: il Fariseo non parla con Dio, ma parla di sé a Dio, dimenticando che “è necessario imparare a ritrovare il cammino verso il nostro cuore, recuperare il valore dell’intimità e del silenzio, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla.” (Papa Francesco) E noi, a chi assomigliamo? È questo l’interrogativo su cui siamo chiamati a confrontarci, ricordando che “la preghiera del povero attraversa le nubi” e giunge dal “Signore che è giudice e per lui non c’è preferenza di persone” (Siracide) perché “l’amore di Dio, quando brucia, produce della cenere: l'umiltà.” (Madeleine Delbrêl), e non è “un premio per i propri meriti, ma come un regalo per i propri bisogni.” (P. A. Maggi) Al Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia, davanti al quale tutto è nudo e scoperto, anche il peccato che non ricordiamo, chiediamo la grazia di essere umili, perché “l’umiltà è la sorgente delle grazie. Colui che si crede vile e miserabile, Dio lo colma dei suoi favori.” (Santa Elisabetta della Trinità) e di imitare la preghiera del pubblicano che davanti a Dio, “si apre come una porta che si socchiude al sole…si apre alla misericordia, a questa straordinaria debolezza di Dio che è la sua unica onnipotenza, la sola forza che ripartorisce in noi la vita.” (E Ronchi) All’umile Figlia di Sion, chiediamo un cuore docile, “per essere giustificati nel nome del Figlio” (Colletta) ed aprirci al dono dello Spirito Santo per riconoscerci, come il pubblicano della parabola, “piccoli e bisognosi di salvezza e di misericordia…Solo così potremo tornare a casa, veramente arricchiti, resi più giusti e più capaci di camminare nelle vie del Signore” (Benedetto XVI), fino al termine di questo pellegrinaggio terreno, quando speriamo di poter dire: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.” (San Paolo) Amen. Santa domenica, Dio ci benedica. (S.C.)

  • Battesimo di Gesù - Commento alla Parola di Dio

    battesimo di Gesù“Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera…venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.”, con la festa del Battesimo del Signore avviene “il passaggio dal battesimo di Giovanni Battista, basato sul simbolo dell’acqua, al Battesimo di Gesù in Spirito Santo e fuoco…che brucia e distrugge il peccato originale…ci libera dal dominio delle tenebre…e ci trasferisce nel regno…dell’amore, della verità e della pace.” (Papa Francesco) e si conclude il tempo natalizio “tempo di luce, la luce di Cristo che, come nuovo sole apparso all’orizzonte dell’umanità, disperde le tenebre del male e dell’ignoranza.” (Benedetto XVI) Nelle acque del Giordano il Signore “viene presentato ufficialmente al mondo dal Padre come il Messia, come il Figlio di Dio: inaugura la vita pubblica e il ministero salvifico, che culminerà nella Passione, morte e Risurrezione.” (San Giovanni Paolo II) Ritorniamo alle sorgenti della nostra fede, quando i genitori ci condussero al fonte battesimale ed apparve “la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini…con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo” (San Paolo) e dona la stessa parola di speranza e di consolazione promessa ad Israele di ritorno da Babilonia, perché “la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata.” (Isaia) Il Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia, ci doni la gioia di ascoltare, ogni mattina, la voce del Padre che sussurra “Tu sei mio figlio, ti amo, voglio gioire in te! Se sentiamo questa voce, la giornata sarà diversa, illuminata da un amore promesso e donato, e anche il sole sarà più luminoso.” (E. Bianchi), perché da quel giorno al Giordano “i cieli son sempre aperti, e la sua voce a dire: Ascoltatelo perché in lui ogni cosa è compiuta!" (David Maria Turoldo) La Vergine Santissima, che immaginiamo presente al Giordano, discreta e silenziosa, ci renda umili per vincere la superbia e l’orgoglio, “i monti e i colli” da abbassare perché ogni discepolo del Figlio si senta “come un bambino che anche se è sollevato da terra, anche se si trova in una posizione instabile, si abbandona felice e senza timore fra le braccia dei genitori, questa sarebbe la mia più bella, quotidiana esperienza di fede.” (E. Ronchi) Amen. Santa domenica e non dimentichiamo la data del nostro Battesimo.

  • Commento al Vangelo di Domenica 31 Marzo alla luce degli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta.

    luisa piccarreta"Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita." Era morto andato via con somma ingratitudine volendo del Padre solo le sue cose. Ma decide di ritornare ed essere riammesso  in casa almeno come servo. Il Padre appena sa di questo suo desiderio, commosso gli corre incontro e quello è l' incontro con il Cristo Redentore. Poi chiede che gli venga messa la veste nuova della grazia, ed ecco il nuovo testamento, gli fa mettere l' anello al dito per restituirgli tutti i diritti di figlio, e i sandali ai piedi perchè doveva ancora camminare, non era ancora arrivato alla casa del Padre, nel Regno della Divina Volontà! La differenza tra il fare la Volontà di Dio e il vivere nella Volontà di Dio,  è la stessa differenza che passa tra chi cammina ancora tra mille pericoli, nel buio della notte e con tanta paura, cadendo e rialzandosi e chi invece è già nel Regno, nella Casa del Padre dove può vivere al sicuro, protetto da tutto e padrone di tutto. Il RITORNO del FIGLIOL PRODIGO alla CASA del PADRE, simboleggia il RITORNO della VOLONTÀ DELL' UOMO, nella VOLONTÀ di DIO. Perchè si viva di un solo Santo e Supremo Volere! Adamo e con lui la sua discendenza, sono quel figliol prodigo che se ne andò dalla Casa del Padre. E noi  possiamo dire di essere già a Casa? Siamo figli sì, ma ancora minorenni che non possono disporre ancora di tutti i beni ereditati! Dove deve culminare allora questo nostro ritorno? E cosa significa tornare a Casa, tornare nella Volontà di Dio? Dice Gesù nel Libro di Cielo: “Il vivere nel mio Volere sono Io stesso." (27.11.1917) Tornare a Casa, tornare nella Volontà di Dio, significa quindi tornare a vivere in Gesù, tornare a vivere nella Sua stessa vita! La nostra vita nella Sua Vita! Nella vita della Santissima Trinità! Cosa è per le Tre Divine Persone la loro sacrosanta Volontà? Essa è la loro VITA, la sostanza del loro Essere e della loro Felicità, è il loro Tutto! Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita. Quale profondità raggiungono ora a risentirle queste parole! La VOLONTÀ DIVINA e la VOLONTÀ UMANA devono vivere in una totale FUSIONE, così come  IN GESÙ, VERO DIO e VERO uomo, da non potersi distinguere l’una e l’altra, come una goccia d’acqua che si getta nel mare. Questo significa arrivare alla Casa Paterna già su questa terra! Gesù e Maria mai sono usciti da questa Casa. Adamo invece, nato dentro, per via del peccato originale, ne è uscito fuori e con lui tutta l' umanità. Il Dono della Divina Volontà è il dono supremo che viene annunciato negli scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta, e che Dio vuole donare oggi all' umanità intera. Luisa Piccarreta, la figlia primogenita della Divina Volontà, è investita da Dio proprio di questa sublime missione APRIRE LA PORTE DI CASA perché in Casa altre creature  entrino. Padre nostro, venga il Tuo Regno come in Cielo così in terra! 

  • Domenica 19 Aprile 2020: Commento al Vangelo

    eb6c1d06 c3d9 4b2b 85cd 8d5219e200be“Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”, è la domenica di Tommaso, che voleva toccare le ferite che “il Signore ha portato con sé nell’eternità. Egli è un Dio ferito…che si lascia ferire dall’amore verso di noi” (Benedetto XVI); l’Apostolo, chiamato “Didimo”, cioè gemello di chi chiede prove e segni, ricorda quanto sia importante non lasciare “il Cenacolo”, perché “solo lo stare nello spazio della comunità dei discepoli del Signore, ci porta alla fede, facendoci invocare Gesù quale nostro Signore e nostro Dio.” (E. Bianchi) Questa II domenica di Pasqua, chiamata in “albis”, nel ricordo dei cristiani che deponevano la veste battesimale ricevuta nella Veglia, mantiene il ricordo della luminosa notte di Pasqua, quando Dio “nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti” (San Pietro), pietre vive di una comunità che cresce e persevera “nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.” (Atti) Il Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia, ci doni il coraggio, soprattutto in questo tempo di sofferenza per il Coronavirus, di “toccare le sue piaghe, che sono i tanti problemi, difficoltà, persecuzioni, malattie di tanta gente che soffre…Da quelle piaghe scaturisce la misericordia. Per questo oggi è la domenica della misericordia” (Papa Francesco), istituita da San Giovanni Paolo II nel 2000, non solo per le parole del Risorto ai suoi: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati...”, “potere che Dio non ha concesso nemmeno agli angeli e agli arcangeli” (S. Giovanni Crisostomo), ma anche per volontà di Cristo che nelle visioni a Santa Faustina ne chiese l’istituzione. Maria, Madre della misericordia e del Risorto, che entrando nel Cenacolo a porte chiuse, ha attraversato “il muro della loro diffidenza con un augurio di pace, come se non fosse mai stato abbandonato da loro” (Carla Sprinzeles), ci renda oranti, verso il Figlio, come Tommaso e Santa Faustina: “Gesù, mio Signore e mio Dio! Io confido in Te. Donami l’umiltà del cuore per avvicinarmi al Sacramento della Riconciliazione, al termine di questa pandemia, e testimoniare la Tua Misericordia e la Tua Risurrezione.” Amen. Santa domenica.

  • Epifania - Commento alla Parola di Dio

    meteo epifania“Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?”, quando l’uomo smarrisce la “stella”, cioè la “luce del Creatore”, corre il rischio di cercare il Signore in luoghi dove è impossibile trovarlo, ma “solo guardando alla debolezza di Gesù, al suo essere piccolo, si può comprendere la sua vera regalità, la sua vera identità, non plasmata in base alle immagini dei re e dei potenti di questo mondo.” (E. Bianchi) Questa è stata l’esperienza dei “rappresentanti” dei popoli della Terra, giunti dall’Oriente “portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore” (Isaia), perché tutte le genti “sono chiamate in Cristo Gesù…ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.” (San Paolo) I Magi, “persone dal cuore inquieto…uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio…vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso ed insistente…coraggiosi e insieme umili” (Benedetto XVI), erano sapienti che “non si misero in cammino perché avevano visto la stella ma videro la stella perché si erano messi in cammino.” (San Giovanni Crisostomo) In questa Solennità dell’Epifania, “la manifestazione dell’amore universale di Dio, perché non c’è nessuno al mondo che possa sentirsi escluso dall’amore del Signore” (Padre A. Maggi), chiediamo al Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia, la grazia per essere, come i Magi, “premurosi nella ricerca, pronti a scomodarci per incontrare Gesù nella nostra vita. Ricercarlo per adorarlo, per riconoscere che Lui è il nostro Signore, Colui che indica la vera via da seguire.” (Papa Francesco) Imitiamo il cammino dei Magi che, dopo aver adorato il Bambino “per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”, perché “l’incontro con Cristo deve determinare una svolta, un cambiamento di abitudini. Non possiamo, anche noi oggi, tornare a casa per la strada per cui siamo venuti; essere oggi quello che eravamo.” (R. Cantalamessa) Maria, la Stella del Mattino, vegli sulla Chiesa, perché rifletta “la luce di Cristo, affinché gli uomini e i popoli in cerca di verità, di giustizia, di pace, si mettano in cammino verso Gesù, unico Salvatore del mondo.” (San Giovanni Paolo II) Amen. Santa Epifania a tutti.

  • II Domenica di Avvento: Commento della Parola di Dio

    II di Avvento"Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri...", la figura del Battista è tra le più importanti (insieme al profeta Isaia e alla Vergine Maria), dell'Avvento, che, come la primavera, dovrebbe "rinnovarci e renderci rigogliosi, capaci di ricevere Cristo in qualunque forma venga a noi...svuotando noi stessi di tutto l'egoismo che è dentro di noi." (Madre Teresa di Calcutta) La voce di Giovanni che "grida ancora negli odierni deserti dell'umanità, che sono le menti chiuse e i cuori duri" (Papa Francesco), ci chiede di raddrizzare i sentieri e di colmare i vuoti che spesso sembrano ingoiarci e di aprire il cuore al Signore che viene per ricondurci "con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui" (Baruc), e per portare a compimento la sua opera, affinché tutti possiamo "essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo" (S. Paolo). Nonostante i potenti della sua epoca: "Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato...", Luca annuncia che la salvezza viene dai quei luoghi dove l'essenziale ed il silenzio sono "assordanti" e dove possiamo accogliere la Parola che "venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto", perché Dio non tiene conto di nessuna potenza politica ed economica, e finché ci saranno voci come il Battista la "Chiesa avrà ancora la possibilità di tornare a essere come il Maestro l'ha voluta: povera, nascosta, misericordiosa, accogliente, aperta a tutti." (Don A. Brignoli) Chiediamo al Signore, presente nella Parola e nell'Eucaristia in questa II domenica, di convertire il cuore al perdono dei peccati che "avviene modificando la propria esistenza, cambiando vita...attenti ai bisogni e alle necessità degli altri." (Padre A. Maggi) La Vergine Immacolata guidi i nostri passi verso quel giorno in cui "ogni uomo vedrà la salvezza di Dio", perché "Dio viene e non si fermerà davanti a burroni o montagne, e neppure davanti al mio contorto cuore. Raggiungerà ogni uomo, gli porrà la sua Parola nel grembo, potenza di parto di un mondo nuovo e felice." (E. Ronchi) Amen. Santa domenica, Dio ci benedica.

  • IV Domenica, 3 Febbraio - Commento al Vangelo

    papa francesco“In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.”, l’amarezza e la delusione del Maestro davanti all’incredulità dei suoi concittadini, presenti nella sinagoga, è al centro del Vangelo di questa IV domenica che inizia con la stessa frase con cui si era chiuso quello della settimana scorsa: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato.” È la storia di un rifiuto che vedrà il suo apice sul Calvario, e che trasforma la meraviglia in sdegno, fino al punto di cacciarlo via dalla città, perché finché questa parola non mette in crisi la nostra vita va bene, ma appena essa penetra nelle tenebre del nostro cuore, per illuminarlo e renderci veri testimoni del Risorto, tutto si complica e diventa inaccettabile, ma il Maestro ci rivela che “il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona” (Benedetto XVI), perché confida nella presenza del Signore “fin dal grembo materno”, presenza che lo protegge dai nemici: “Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti” (Geremia), e lo riempie del vero amore che “non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità...tutto spera, tutto sopporta…e non avrà mai fine” (San Paolo), e non chiede nulla, perché se attendesse “qualche forma di ricompensa, non è amore: l'amore vero è amare senza condizioni e senza aspettative.” (Madre Teresa di Calcutta) Il Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia, ci renda testimoni di speranza, che non si scoraggiano davanti ai “cuori di pietra”, infatti per “una Nazareth che si chiude cento altri villaggi apriranno le porte. Perché si può ostacolare la profezia, ma non ucciderla perché la sua vitalità viene da Dio.” (E. Ronchi) La Vergine Santissima, presente nella sinagoga di Nazareth, che ha vissuto il rifiuto dei concittadini del Figlio come “un piccolo anticipo di quello che soffrirà sotto la Croce”, ci renda umili perché convertiamo la nostra vita “da un dio dei miracoli al miracolo di Dio, che è Gesù Cristo” (Papa Francesco), ed interceda presso il Figlio perché nessuno rifiuti il dono della salvezza. Amen. Santa domenica, Dio ci benedica

  • La misericordia del Padre! - Commento alla Parola di Dio di Domenica 15 Settembre

    misericordia del padre“In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: Costui accoglie i peccatori e mangia con loro.”, la Parola di Dio di questa XXIV domenica, ci invita a fare esperienza della premura del Padre, con le tre parabole della misericordia, che Gesù racconta per chi si scandalizzava, perché accoglieva “gli scartati della società”, rivelandoci che “Dio non ama il peccato degli uomini, ma ci ama nel nostro peccato, ci riconcilia con lui mentre noi siamo peccatori…esperienza che ha cambiato la vita di tanti uomini e donne.” (E. Bianchi) Nei tre racconti, “i personaggi descritti sono dei veri perdenti. Un pastore perde una pecora, una donna perde una moneta, un padre perde il figlio minore e perde anche l'altro maggiore” (Don Giovanni Berti), ma si concludono con “un elemento comune…espresso dai verbi che significano gioire insieme, fare festa. Non si parla di fare lutto. Si gioisce, si fa festa.” (Papa Francesco) Come non commuoversi davanti alla misericordia di Dio che, dopo l’accorata preghiera di Mosè, “si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo” (Esodo) che si era fatto un vitello d’oro? Come non riflettere sulle parole di Paolo a Timoteo: “…prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia…”? Il Signore, “che non si stanca mai di venirci incontro, percorre sempre per primo la strada che ci separa da Lui.” (Benedetto XVI), e ogni domenica ci fa indossare “l’abito della festa” per sederci alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, ci renda gioiosi per il ritorno dei fratelli alla casa del Padre, consapevoli che “al di fuori della misericordia di Dio non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani.” (San Giovanni Paolo II) Maria, Madre di Misericordia, ci renda docili alla voce del Figlio, che abbatte l’ipocrisia e rivela che Dio è “là dove un figlio soffre e si perde, è nella paura della pecora smarrita, è accanto all'inutilità della moneta perduta, nella fame del figlio prodigo…e a dirci che sarà Dio a trovare te” (E. Ronchi), pronto a rispondere alla nostra attesa di felicità e di gioia: ha le braccia aperte per accoglierci come figli, perchè “nei giudizi umani si castiga colui che confessa la propria colpa: nel giudizio divino, lo si perdona. (San Josemaría Escrivá de Balaguer) Amen. Santa domenica, Dio ci benedica. (S.C.)

  • Le mie parole non passeranno - Commento al Vangelo di Domenica 18 Novembre

    CIELO E TERRA 400x226"Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria...Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.", il Vangelo di questa penultima domenica dell'anno liturgico ci chiede di volgere lo sguardo sulle ultime realtà senza timore, perché il Maestro non vuole incutere paura, né profetizzare la fine, ma il fine ultimo della storia e del mondo, "contro i falsi profeti e i veggenti che prevedono vicina la fine del mondo...e concentra la nostra attenzione sull'oggi della storia." (Papa Francesco) Perseveriamo nella fede e ringraziamo Dio per il dono del Figlio, che "avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio" (Ebrei), dove "vive ed attua il suo sacerdozio crocifisso e glorioso" (S. Cipriani), in attesa dell'ultimo giorno, quando "quelli che dormono...si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna." (Daniele), per realizzare "un preciso disegno del Dio che è Signore della storia e del tempo, il quale desidera instaurare il suo Regno di pace e di giustizia." (E. Bianchi) Quel giorno "...nessuno lo sa...eccetto il Padre", ma "questa ignoranza del Figlio la si deve attribuire alla umanità del Cristo, senza coinvolgere la sua divinità." (Gregorio Nazianzeno), perché il Signore desidera che il tempo sia vissuto senza ansia ed inquietudine, con la consapevolezza che tutti "possiamo e dobbiamo" salvarci, insieme al bene che avremo cercato di compiere, al dolore trasformato in amore, alle lacrime e alle gioie che abbiamo condiviso coi fratelli; questo è il messaggio da testimoniare, soprattutto oggi, tempo in cui sembra che "nessuno parli più del Giudizio finale, neppure i predicatori." (J. Guitton) L'Eucaristia a cui partecipiamo in questa XXXIII domenica, "presente costantemente nella Chiesa come frutto della Parola che non passa mai" (San Giovanni Paolo II), ci doni la speranza per vivere il presente, con lo sguardo proteso verso il cielo. Maria, ci renda docili alla voce del Figlio, ogni giorno fino al tempo in cui "Dio non ci chiederà conto di quanto male abbiamo commesso, ma di quanto bene abbiamo compiuto." (E. Ronchi) Amen. Santa domenica, Dio ci benedica

  • Lunedì dell'Angelo: "Rapidamente, lasciarono la tomba, tremanti e tutti gioiosi, e corsero per portare la notizia ai discepoli" Mt 28: 8-15

    Bambino che disegnaOggi la gioia della risurrezione rende le donne che sono andate alla tomba, coraggiose messaggere di Cristo. Sono "tutti gioiosi" nei loro cuori a causa dell'annuncio dell'Angelo che il loro Maestro è risorto. Quindi lasciarono la tomba "e corsero" per portare la notizia ai discepoli. Non possono rimanere inattivi e il loro cuore esploderebbe se non potessero parlare a tutti i discepoli. In effetti, ecco che Gesù Cristo venne a incontrarli: lo fa con Marie-Madeleine e con l'altra Maria per ringraziarli e premiare la loro audacia di andare a prenderlo  presto. E anche con tutti gli uomini e le donne, Cristo lo fa perché con la sua incarnazione si è unito a ciascuno di noi. E la reazione di queste donne alla presenza del Signore esprime al massimo grado gli atteggiamenti più profondi dell'essere umano davanti a Lui che è il nostro Creatore e Redentore: sottomissione totale e adorazione "e, afferrando i suoi piedi, essi si inchinò davanti a lui ”(Mt 28: 9). Che lezione per noi! Indicano il nostro atteggiamento verso Cristo Eucaristia! E poi, quando Gesù disse alle sante donne “Sii senza paura” (Mt 28:10), si tratta di temere il Signore? Mai. Perché è l'amore dei nostri amori! Senza dubbio è la paura di perderlo, perché conosciamo i nostri punti deboli. Per questo, prendiamo anche molto forte i suoi piedi. Come gli Apostoli, sorpresi da una furiosa tempesta, come i discepoli di Emmaus, gli diciamo: Signore, ti preghiamo di non abbandonarci in questa pandemia di coronavirus. E infine, il Maestro manda le donne ai discepoli in modo che possano vederlo. Questo è il nostro compito quotidiano e la nostra missione divina dal nostro battesimo: proclamare il Cristo risorto ovunque e non voler tacere o nascondere la verità. Perché l'uomo, nel suo peccato di orgoglio, immagina che sia abbastanza avere tutti i soldi, avere il mondo ai suoi piedi e comprare il silenzio degli altri. Come fecero i sommi sacerdoti dopo aver dato ai soldati una grande somma di denaro e dicendo loro: "Questo è ciò che dirai:" I suoi discepoli vennero per rubare il corpo di notte mentre dormivamo ". E se tutto questo viene alle orecchie del governatore, glielo spiegheremo e ti risparmieremo tutti i problemi. " Pertanto, moralità e senso etico perdono valore, onore e dignità vengono calpestati e l'umanità muore in menzogne. Perché il nostro silenzio colpevole ci rende complici del male. Mentre l'evento della risurrezione ci insegna che dobbiamo proclamare, in opere e parole, la Verità e ripristinare tutta la giustizia. Buona Pasqua

  • Perchè guardi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello? - Commento alla Parola di Dio di Domenica 3 Marzo

    3d8bcaff70c23a5142c13c001f5042b7 belle vita“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”, la parola del Signore, proclamata in questa VIII domenica, ultima della prima parte del tempo ordinario che riprenderà dopo Pentecoste, e che la Chiesa propone alla nostra riflessione, prima di “immergerci” nel tempo di grazia quaresimale, ci offre una panoramica sulla ipocrisia e sulla pessima abitudine di diventare giudici dei fratelli, perché “è molto più difficile giudicare se stessi che giudicare gli altri.” (A. de Saint-Exupery) La Quaresima, che inizieremo tra qualche giorno con il rito delle Ceneri, trasformerà il nostro cuore e porterà frutti copiosi di bontà e sincerità, perché “il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore” (Siracide), se confesseremo “che questo piacere perverso di spalancare gli occhi sulle colpe del prossimo è una tentazione insuperabile che ci lambisce spesso.” (Card. G. Ravasi) Se ti allontani dal Maestro e diventi “sordo” ai suoi insegnamenti, puoi inaridirti e diventare “cieco”, illudendoti di poter guidare il fratello, anch’egli cieco, e rischi di cadere nel fosso dell’ipocrisia e della menzogna, perché “un discepolo non è più del maestro”; ma se rimani unito al Signore e la tua relazione con Lui “prende la tua persona, i tuoi sentimenti, e vedi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello, non dici più: Guarda è cieco, ma cominci a soffrire con lui“ (Don O. Benzi), portando frutti in abbondanza, perché sarà lo stesso Cristo a portare i suoi frutti in te, e il “frutto più bello” è la certezza della vittoria della vita sulla morte, perché “la morte è stata inghiottita nella vittoria” (San Paolo). Cristo, presente nella Parola e nell’Eucaristia, “ci aiuti a comprendere e ad amare i nostri fratelli” (Colletta anno C), e doni occhi per comprendere che “chi giudica sbaglia, perché prende un posto che non è per lui…quella pagliuzza non lo lascia dormire...e non si accorge della trave che lui ha...e diventa uno sconfitto.” (Papa Francesco) La Vergine Santissima, interceda presso il Figlio, affinché impariamo a testimoniare la sua Parola di gioia, che vince l’ipocrisia e fa comprendere che mentre “l'ira è una pagliuzza, l'odio è una trave” (Sant’Agostino), che non ci permette di essere come l’uomo buono che “dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene.” (Gesù) Amen. Santa domenica, Dio ci benedica.

  • Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Commento al Vangelo di Domenica 29 Marzo 2020

    domenica“Marta disse a Gesù: Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto...le disse: Tuo fratello risorgerà.”, lo strano comportamento del Maestro, apparentemente insensibile alla richiesta delle sorelle di Lazzaro: “…colui che tu ami è malato.”, indicano che Cristo, rivelando se stesso come fine ultimo della nostra esperienza terrena: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà.”, volontariamente “ritardò a guarire Lazzaro, per poterlo risuscitare” (Sant’Agostino); è il messaggio che ci viene donato nella V domenica di quaresima, dalla Liturgia che celebra il grande miracolo che l’itinerario battesimale opera in noi: il passaggio dalla morte alla vita. Quando, imprigionati dalla paura della morte e, come Marta e Maria, i “perché” diventano assordanti, lasciamo che la Parola del Dio dei vivi ci consoli: “…apro i vostri sepolcri…farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete” (Ezechiele), e ci fortifichi nella fede, sicuri che “colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito.” (San Paolo), convinti che questo è “il cuore di Dio…non fa scomparire il male magicamente, ma con-patisce la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola...” (Papa Francesco) Al Signore, presente nella Parola e nell’Eucaristia, per il quale non muore mani uno qualsiasi, ma sempre il “suo amico”, chiediamo in questo tempo di quarantena, di poter ri-ascoltare al più presto lo stesso grido rivolto a Lazzaro: “…vieni fuori.”, per poter uscire dalle nostre case per riabbracciarci ed affollare le Chiese per lodare e ringraziare Dio, come Lazzaro che uscì dal Sepolcro “avvolto in bende come un neonato, come chi viene di nuovo alla luce.” (E. Ronchi) Impariamo a togliere la pietra dai nostri cuori, le “tombe” dove spesso regnano l’odio e le tenebre del peccato, certi che “dopo la morte comincia qualcosa di nuovo, su cui tutte le potenze del mondo della morte non hanno più la forza.” (D. Bonhoeffer) Uniti a Maria, che vive in pienezza il giorno senza tramonto, rivolgiamo dal profondo del nostro cuore l’accorata preghiera al Figlio, il Vivente: “Sì, o Signore! Anche noi crediamo, malgrado i nostri dubbi e le nostre oscurità; crediamo in Te, perché Tu hai parole di vita eterna; vogliamo credere in Te, che ci doni una speranza affidabile di vita oltre la vita, di vita autentica e piena nel tuo Regno di luce e di pace.” (Benedetto XVI) Amen. Santa domenica.

  • Signore figlio di Davide abbi pietà di me! - Commento al Vangelo di Domenica 28 ottobre 2018

    bartimeoIl Vangelo di oggi ci riporta un miracolo particolare. Nel testo di Marco è l'ultimo miracolo riportato prima della passione e morte di Gesù. In quel cieco, Bartimeo, che grida lungo la strada, è raffigurato ognuno di noi, il nostro percorso verso Gesù, l'inizio del nostro discepolato. È cieco, Bartimeo, quindi non può «vedere» Gesù. Ma anche gli apostoli che stanno con Gesù da molto tempo sembra che proprio non ci vedano. Non sono loro che poco prima si sono arrabbiati per una questione di posti e di potere? Bartimeo «sente», avverte qualcosa. Tutto potrebbe finire lì. Chi non ha provato, prima o poi, qualche emozione di carattere religioso, connessa a qualche evento significativo, a qualche momento particolare? Lui, Bartimeo, però, non si accontenta di «sentire»: grida. E continua a gridare anche quando cercano di farlo tacere. Il suo non è un grido qualsiasi: è un'invocazione, un riconoscimento, una professione di fede. Grida il suo bisogno, certo. Grida la sua voglia di essere guarito, di vederci. Ma grida anche la sua fiducia in Gesù, il «Figlio di Davide», il «Messia». Il suo grido non può restare inascoltato. E Gesù che passa lo fa' chiamare. Bartimeo non se lo fa ripetere due volte: si libera del mantello, balza in piedi e va da Gesù. Strani gesti in un cieco, che non ci vede e dovrebbe andare a tentoni. Ma non è quello che accade quando il Signore ci chiama e noi avvertiamo che in quel momento è tutta la nostra vita che è in gioco? Non c'è mantello, allora, che possa trattenerci. Non c'è tempo da perdere! A questo punto ci attendiamo che Gesù faccia tutto lui: che guarisca subito Bartimeo e gli restituisca la vista. E invece Gesù lo accoglie con una domanda che è, stranamente, un misto di delicatezza e di disponibilità: «Che vuoi che io ti faccia?». La risposta di Bartimeo non è solo una richiesta, è anche un atto di fede. Una fede che Gesù sa riconoscere, una fede senza la quale il miracolo non può avvenire. Ci vede, ora, Bartimeo, e si mette a seguire Gesù. Ha recuperato la vista solo per la parola di Gesù. In effetti Gesù non gli ha toccato gli occhi, non ha detto nulla di particolare, solo: «Va', la tua fede ti ha salvato». È la Parola che ci guarisce, una Parola intesa nella fede, una Parola che può fare di noi, ciechi, dei seguaci che si mettono per strada, dietro a Gesù. Tutto era partito da una «sensazione»... Ma non basta provare qualche sensazione per essere cristiani. Il cristiano è uno che va dietro a Gesù, in un cammino di morte e risurrezione, che segue il suo esempio e i suoi insegnamenti. La Parola di Dio diventa luce per i nostri passi.