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IV Domenica di Avvento: Commento alla Liturgia della Parola del 22 Dicembre

IV di avvento“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa.”, al dramma di Giuseppe, chiamato a vivere una paternità che non gli appartiene, e che non volendo accusare la sua promessa sposa “pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto”, non sapendo “come comportarsi di fronte alla mirabile maternità di Maria.” (San Giovanni Paolo II), si contrappone la tenerezza di Dio che gli invia “in sogno un angelo” a rivelargli che la salvezza entra nella storia e nell’esistenza di ognuno con mosse spesso sconcertanti, che “possono destabilizzarci, fino a farci mutare strada…ma è proprio quella l’ora di metterci vigilanti in ascolto, come Giuseppe, e…l’enigma diventerà un mistero” (E. Bianchi), e lo rassicura, perché “accogliendo Maria, accoglie con amore Colui che in lei è stato concepito per opera mirabile di Dio, a cui nulla è impossibile.” (Papa Francesco) Natale è alle porte, giorno in cui “il Signore, re della gloria” (Salmo) discende dal cielo “per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti” (San Paolo), e durante l’Avvento, grazie al profeta Isaia, che ha aperto i cuori alla speranza e alla gioia, al Battista, la “Voce” che ci ha invitati ad accogliere la “Parola” che viene nel mondo, alla Vergine Maria che “concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Isaia) e a Giuseppe, che ha scelto l'amore per la sua Sposa, perché “mettere la legge prima della persona è l'essenza della bestemmia” (Simone Weil, filosofa francesce), ci siamo preparati alla notte santa quando “ci raduneremo per celebrare il grande mistero dell'amore, che non finisce mai di stupirci: Dio si è fatto Figlio dell'uomo perché noi diventiamo figli di Dio” (Benedetto XVI) Cristo, presente nella Parola e nell’Eucaristia, ci doni l’umiltà affinché il silenzio, in questi giorni di fervida attesa del Natale, diventi preghiera e contemplazione del mistero. La Vergine Immacolata, che tra qualche giorno adagerà il Bambino nella mangiatoia di Betlemme, ci renda accoglienti come il suo Sposo, a cui vogliamo rivolgerci con umiltà e devozione: “Giuseppe, uomo del silenzio e della contemplazione, insegnaci a leggere con fede la storia, a scoprire come il Padre nascostamente operi sempre negli eventi senza alterarne il corso: aiutaci perché ciascuno risponda alle personali attese di Dio come tu hai risposto.” (P. Davide M. Turoldo) Amen. Santa domenica.

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